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Lo yoga "autentico": diario delle mie riflessioni

2024-12-30 18:26

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Lo yoga "autentico": diario delle mie riflessioni

Mi sono trovata, un pomeriggio qualunque, a guardare la pubblicità di un corso yoga sui social. Nel video una donna impeccabile che eseguiva pose perfette su una spiaggia al tramonto, indossando un completo color fluo talmente aderente che sembrava dipinto. Sullo sfondo, una musica rilassante, ma anche un po’ troppo simile a quella dei centri commerciali.


Mi sono chiesta: “Ma davvero è così che abbiamo scelto di proporre lo yoga in occidente?”


Siamo circondati da un’industria che ha trasformato lo yoga in un prodotto fatto workshop per “diventare guru in 48 ore”, tappetini che promettono di migliorare l’equilibrio (solo se costano almeno 200 euro), e una cascata di leggings sintetici dai colori sgargianti che non perdonano neanche il minimo difetto. Mi chiedo spesso dove sia finita la vera essenza dello yoga, quella che non ha bisogno di filtri o hashtag per esistere.


Non fraintendetemi, non c’è nulla di male nel voler celebrare la bellezza e l’energia dello yoga attraverso il marketing, ma a volte mi sembra di camminare su una linea sottile tra il desiderio di condividere una pratica meravigliosa e il rischio di perderne completamente l’autenticità. Quando vedo un’offerta per “lo yoga che ti cambia la vita in tre lezioni”, mi vien da sorridere. Se fosse così semplice, non avremmo già tutti raggiunto l’illuminazione?


Praticare yoga in Occidente è inevitabilmente diverso dal farlo in India, dove è parte integrante della cultura e della vita quotidiana. Lì non è solo una serie di posture da mostrare su un tappetino, è un modo di essere, un respiro profondo che attraversa ogni momento della giornata. Tuttavia, credo fermamente che anche qui, lontano dalle radici, possiamo avvicinarci alla sua vera essenza a patto di cercare i contesti giusti.


Cosa significa per me tornare alle radici? Significa praticare con semplicità, senza l’ansia di raggiungere la posa perfetta da mostrare sui social. Significa scegliere insegnanti che non si atteggiano a guru, ma che condividono con umiltà il loro cammino. Significa anche accettare che non abbiamo bisogno di un armadio pieno di abiti tecnici o di gadget costosi per praticare. Bastano un tappetino, un corpo disposto a muoversi e una mente aperta.


Come insegnante, sento una grande responsabilità nel trasmettere lo yoga in modo accessibile e autentico. Il mio obiettivo non è mai stato quello di impressionare con posizioni acrobatiche o parole altisonanti, ma di creare uno spazio sicuro dove chiunque possa sentirsi accolto, indipendentemente dall’esperienza o dalla flessibilità. Ciò che mi appassiona di più nell’insegnare è vedere le persone trasformarsi, scoprire qualcosa di nuovo su sé stesse, imparare a respirare meglio e a prendersi cura del proprio corpo e della propria mente. È un dono che va oltre la pratica fisica: è condivisione, crescita e scoperta reciproca.


Lo yoga, nella sua essenza, è un ritorno a se stessi. E forse è proprio questo il motivo per cui a volte è così difficile: il marketing può distrarre, ma la pratica richiede introspezione, silenzio e la volontà di accettarsi per quello che si è, senza artifici. E allora, anche qui in Occidente, possiamo creare spazi autentici per praticare, lontani dai falsi guru e dai riflettori. Di realtà autentiche, profonde e accoglienti ce ne sono tante, credetemi, sono solo forse un pò più difficili da trovare


Ogni volta che mi siedo sul tappetino, cerco di ricordare perché ho iniziato questo viaggio. Non è stato per fare la spaccata o per comprare l’ultimo completo di tendenza (chi segue le mie lezioni sa che praticamente siamo quasi tutte in simil-pigiama non curanti del prossimo!). 


Pratico e insegno sentire quel momento di pace, quella connessione con qualcosa di più grande di me. E questa sensazione è disponibile per tutti, indipendentemente da dove siamo o da cosa indossiamo.


Alla fine, lo yoga è un invito a fermarsi e ascoltare. E in un mondo pieno di rumore, non è forse questo il dono più autentico?



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