
Quando pensiamo alle radici, spesso immaginiamo qualcosa che resta fermo, che non si muove, che rimane lì dove è nato. Eppure, nel linguaggio dello yoga, il radicamento non è mai sinonimo di immobilità. È piuttosto la qualità che ci permette di essere stabili e, proprio per questo, liberi di muoverci.
Nella filosofia yogica, la stabilità non è rigidità, ma presenza. Gli antichi testi parlano di sthira sukham asanam – la postura (asana) è stabile e confortevole. Questo principio ci ricorda che radicarsi non significa incatenarsi, ma trovare un equilibrio tra forza e morbidezza, tra fermezza e apertura.
Radicarsi è come essere un albero: le radici penetrano nella terra e lo sostengono, ma è grazie a questa stabilità che i rami possono crescere, muoversi al vento, fiorire. Senza radici non c’è vita, ma senza slancio verso l’alto non c’è crescita.
Nella pratica dello yoga, il radicamento si sperimenta in tante forme: nei piedi che toccano il tappetino in Tadasana, nella base solida di un Guerriero, nel respiro che scende profondo e porta presenza al corpo. Ogni volta che ci radichiamo, creiamo un punto d’appoggio da cui nasce il movimento, fisico e interiore.
E forse il senso più bello del radicamento è che non ci rende fermi, ma ci restituisce fiducia. Quando sappiamo di avere basi solide, possiamo permetterci di esplorare, aprirci, lasciarci andare al cambiamento senza paura di cadere.
Lo yoga ci insegna che le vere radici non sono catene, ma ali.
Ti invito a portare questo concetto nella tua pratica: la prossima volta che stenderai il tappetino, prova a sentire il contatto con la terra, a respirare in profondità e a percepire come da quella stabilità possa nascere fluidità, leggerezza, spazio.
L.